Ritratti non solo pallonari dei paesi che si giocano i mondiali/19
Corea del sud
Hallyu, l’onda sudcoreana, il dilagare della cultura di Seul in tutto il mondo non si arresta. Attecchisce dappertutto, dalla Russia alla Turchia, e si sta mangiando la Cina: dvd, pop, videogiochi, culto delle celebrità e isteria di massa, a ritmo tale da impensierire persino gli altrimenti serafici membri del Politburo di Pechino.
21 AGO 20

Hallyu, l’onda sudcoreana, il dilagare della cultura di Seul in tutto il mondo non si arresta. Attecchisce dappertutto, dalla Russia alla Turchia, e si sta mangiando la Cina: dvd, pop, videogiochi, culto delle celebrità e isteria di massa, a ritmo tale da impensierire persino gli altrimenti serafici membri del Politburo di Pechino. Ma il miracolo sul fiume Han, così si chiama la fantastica accelerazione di economia e benessere nella Corea del sud dai tigreschi anni Ottanta in poi, a partire dall’ultimo Mondiale s’è ammosciata. Dall’eccitante 5 per cento annuo di crescita del pil si è passati al lutulento 0,2 dell’anno scorso. Con il calcio va pure peggio: dopo i fasti del Mondiale 2002 giocato in casa, e l’arrivo in semifinale propiziato (a danno dei nostri) dal famigerato arbitro Byron Moreno, il 2006 è stato così e così, e per il 2010 i giocatori avvertono di “non farsi illusioni”. Resta che i coreani del sud vedranno le partite in megamultiplex da 20 sale, a tre dimensioni. E i coreani del nord non vedranno nulla – di solito provvedevano alla trasmissione i cugini del sud, ma quest’anno non collaborano, per colpa dell’aria di guerra tra i due paesi.